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Cosa cambia con Yoast 3.3 Seo per wordpress

yoast 3.3 seo wordpressYoast  3.3 Seo per wordpress, il plugin guru dei blog che si basano su Google  presenta la sua nuova versione.
La nuova versione del plugin per il seo su wordpresss, Yoast SEO 3.3, è stata rilasciata oggi, 14 giugno 2016, annunciando che l’aggiornamento, questa volta, si basa tutto sulla qualità della scrittura e del contenuto SEO. E’ una bella notizia, entusiasmante. Quindi Yoast scriverà per noi? No, non arriverà a questo punto. Cervello e bravura ce li dobbiamo mettere tutti noi. Yoast 3.3 ci aiuterà invece, in tempo reale, a individuare tutte quelle piccole imprecisioni che, abituati alla lingua parlata, commettiamo nello scrivere. Individuerà l’utilizzo delle forme passive, tanto care alla lingua parlata, specie in italiano, e tanto pesanti nella lettura.

Individuerà le frasi troppo lunghe, quelle con tanti incisi, frasi coordinate e frasi dipendenti che, in analisi logica a scuola ci facevano impazzire, ma che, nel contempo, scriviamo con disinvoltura. L’ analisi del testo è  la nuova funziona che questo plugin offre ai suoi utenti. I suggerimenti potrebbero sembrare strani o modificare lo stile di scrittura, ma come sempre, si tratta di suggerimenti. Seguirli, non seguirli, o seguirli in parte dipende da voi e dalla tipologia degli utenti del sito internet.

6 nuovi controlli sulla leggibilità dei contenuti su Yoast 3.3

La nuova scheda, verifica l’utilizzo delle sottovoci ( h2, h3), la lunghezza dei paragrafi e la lunghezza delle frasi. INoltre controlla l’uso delle cosiddette “parole di transizione, cioè quelle parole come “quindi, infine, perchè, a causa di,” che legano le frasi e i contesti fra loro e che, a quanto pare, devono concorrere, almeno una certa percentuale, al testo per facilitare la lettura. Anche l’uso delle forme verbali come i passivi saranno sotto stretto controllo delle funzioni della uova versione di Yoast 3.3

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Social Seo. Passar la vita taggando oppure…

social seo e feedSocial seo  – Hai fatto tutto quello che le guide ti hanno detto di fare. Ogni piattaforma social che conosci ha una pagina dedicata al tuo blog e un tuo profilo per il tuo personal branding. Hai invitato tutti gli amici che hai sul quel social a collegarsi, a metter il mi piace e a seguirti anche lì. Dovresti ricevere milioni di visite e di traffico. Invece di accorgi che passi più tempo a taggare gli amici nei tuoi post su Facebook, a condividere i post sulle pagine sociali dedicate, a riprogrammare la ripubblicazione ad orari che pensi più frequentati, piuttosto che a scrivere di quello che ti interessa. Presto al condivisione social diventerà la tua ossessione. Ti fai la domanda “ma non c’è qualcosa di automatico che può farlo al mio posto?” , ma sei troppo occupato a condividere per aver anche il tempo di documentarti. Se riesci a smettere di taggare, diventando oltretutto un po’ invadente, ti spiego come puoi riprendere il controllo della tua vita.

Come condividere in automatico sulle pagine social

Non fidarti troppo dei plugin. Per esperienza ne ho trovato uno solo che condivide immediatamente quello che scrivi sui social nel modo giusto, ed è il plugin per wordpress NextScripts: Social Networks Auto-Poster che ha però un difetto non da poco: spedisce tutti gli aggiornamenti immediatamente, appena pubblicati, a tutti i social indicati. Se si inseriscono più di due profili e non avete a disposizione un server potentissimo, la maggior parte delle volte tende a crollare per iperlavoro . Insomma, se avete un server standard si rischia che, quando si pubblica un post, pochi minuti dopo il blog dia un errore 500 oppure il database perda la connessione. E’ un plugin comodo e bellissimo, ma per ricchi. Ci sono altre soluzioni comode gratuite  esterne ai blog che fanno risparmiare moltissimo tempo. una di queste è buffer. Tramite buffer è possibile pubblicare in automatico sulle 4 piattaforme social più importanti. Google+, Facebook, Linkedin, Twitter attraverso l’aggiunta dei feed.

Cosa sono i feed e a cosa servono

I feed, mangimi, sono dei file rss prodotti automaticamente da WordPress che riportano gli aggiornamenti automatici. Sono creati apposta per essere utilizzati negli aggiornamenti automatici di social e di piattaforma di aggiornamento. Li potete usare voi e li possono usare altri utenti per pubblicare i vostri contenuti su qualunque piattaforma o aggregatore desiderino. Chi li ha inventati meriterebbe un abbraccio virtuale da tutti i blogger. Una volta che vi siete collegati a Buffer, che avete collegato le pagine social e i profili che vi interessano, che avete indicato gli orari in cui volete che gli aggiornamenti siano pubblicati,e avete indicato la lingua e il fuso orario che preferite, spostatevi su contento, e nella scheda feed di contenuto aggiungete il vostro feed nella forma http://www.miosito.com/feed/ oppure, se scrivete su un blog multi-autore http://www.miosito.com/author/mionick/feed/. si può fare anche con le categorie e con i tag, anche con le tassonomie. Ripetete l’operazione per ognuna delle pagine e dei profili che avete collegato e da quel momento potete tirare il fiato: i vostri contenuti saranno pubblicati in modo automatico. Non dimenticatevi però di controllare, di tanto in tanto, le statistiche e se ogni cosa fila nel verso giusto e soprattutto non dimenticatevi di frequentare la vostra stessa pagina social, condividerla con gli amici di tanto in tanto, e di inserire dei messaggi personali, perchè ciò che conta davvero sui social è la presenza reale. Il sistema che vi ho suggerito serve solo per evitare di dimenticare e per non essere schiavi delle condivisioni.

Attenti a Facebook

Fra le piattaforme social Facebook è quella più gettonata e frequentata, quindi quella su cui si condividono più contenuti. Ha però un filtro molto efficiente che blocca i robot e lo spam automatico. Non distingue, perchè impossibile, fra condivisioni umane e condivisioni automatiche. E’ convinto che un uomo possa condividere su Facebook un solo contenuto al minuto, se ne registra di più blocca il profilo chiede di reinserire la password e di dimostrare di essere individui senzienti. Dato che buffer pubblica tramite il vostro profilo Facebook anche sulle pagine e sui gruppi Facebook dovrete ricordarvi esattamente a che ora avete impostato gli aggiornamenti di Buffer, e non inserire nessun messaggio, o tag, o fare qualunque altra azione nel minuto precedente e in quello seguente agli aggiornamenti programmati da Facebook. L’alternativa è utilizzare un profilo Facebook solo per Buffer, ma i profili falsi, lo ricordo, sono proibiti da Facebook e utilizzando questo escamotage potrebbe esservi richiesto di dimostrare la vostra identità, con la conseguente perdita di tempo e impossibilità di superare il blocco di Facebook.

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Il significato di ottimizzare le immagini nel seo

significato ottimizzareIl significato di ottimizzare è, in qualunque campo, quello di migliorare le prestazioni o l’utilizzo fino al massimo possibile. Questo è anche il significato che si dà, nella costruzione dei siti web, all’ottimizzazione delle immagini. Chi bada alla grafica web, spesso è un grafico che si è conferito dalla stampa all’online e usa gli stessi standard di qualità. Per la stampa sulla carta le immagini devono essere belle, il più definite possibile e devono pesare almeno un milione di megabyte. Una immagine ottimizzata è quindi grande con un’ ampissima tavolozza di colori e moltissimi pixel. Nel web è l’esatto contrario. Un’ immagine ottimizzata è una immagine il più leggera possibile e l’ottimizzazione è il livello fino al quale è possibile alleggerire un’immagine senza avere la percezione visiva della perdita qualità.

Perchè ottimizzare le immagini?

Paradossalmente non sono le dimensioni spaziali a definire l’ottimizzazione di un’immagine. Larghezza e altezza non sono importanti, ma lo è il peso misurato in kb. Il motivo è semplice. più l’immagine è pesante pi tempo ci metterà il server e il computer a scaricarla e mostrarla. Chi usa gli smartphone, i tablet o altri apparecchi che si connettono al web tramite connessioni che hanno tariffe per il traffico dati, l’ottimizzazione delle immagini è una delle caratteristiche che fanno preferire un sito o un blog rispetto ad un altro. Meno byte scaricati significa meno costi sostenuti. Un blog WordPress è composto fondamentalmente da due elementi. Uno è il testo, che sia il codice html o php oppure le parole scritte, e l’altro sono le immagini. Dato che il testo è di per sè leggerissimo, bisogna concentrarsi ad alleggerire le immagini per essere “mobile friendly”

Come ottimizzare le immagini

La prima cosa da fare è eliminare le info di una fotografia, autore caratteristiche della videocamera, tipo di esposizione usata sono informazioni utili ai fotografi, ma rendono la fotografia pesantissima. Eliminandole, si dimezza il peso dell’immagine. Il secondo elemento da eliminare sono i colori inutilizzati. Molto spesso le fotografie caricano l’intera tavolozza di colori disponibile anche se usano pochissimi colori. Un altro bel taglio al peso si dà eliminando dalla foto i colori inutilizzati. La terza operazione riguarda la pixellatura e la qualità dell’immagine e va effettuata dopo aver scelto le dimensioni dell’immagine. Dopo aver deciso se si vuole un ‘immagine adatta alle anteprime di Facebook, con almeno 600 pixel di larghezza, oppure se la preferiamo larga 324 pixel, cioè la larghezza più piccola dello schermo di uno smartphone,  si deve diminuire il peso fino a che la qualità dell’immagine comincia ad essere inaccettabile a chi guarda lo schermo, sgranata o pixellata (si vedono cioè i quadretti del pixel). Al punto prima della sgranatura l’immagine è ottimizzata.

C’è qualcosa di automatico che aiuta?

Photoshop e Gimp e molti altri programmi di grafica hanno delle app per ottimizzare le immagini per il web. Anche Microfoft office picture manager, inserito fra i programmi di default di windows, ha l’opzione per ottimizzare le immagini. Sotto la voce, modifica immagine c’è “comprimi immagine” che da quattro opzioni: non comprimere, documenti, web, email. L’opzione “web” è già un mezzo per ottimizzare le immagini, utilizzabile prima di caricarle sul proprio blog. Io mi trovo benissimo con  Riot Image Optimization tool, un tool gratuito che permette di avere immagini perfette, ottimizzate e delle dimensioni desiderate. La sua unica pecca è di non aver la versione per smartphone e di essere utilizzabile solo da desktop. Anche WordPress a modo suo aiuta, diminuendo automaticamente all’ 80% il peso delle immagini al momento in cui si caricano. Ci sono poi alcuni plugin per WordPress che aiutano l’ottimizzazione dopo aver caricato le immagini sul web. Smush , ad esempio, ottimizza anche le immagini dei thumbnail e delle miniature create automaticamente da WordPress. Anche Ewww Image Optimizer, lavora le immagini in modo automatico nel momento in cui si caricano sul server. Questi due plugin non sono però perfetti e può capitare che non diminuiscano abbastanza il peso delle immagini. In questo caso, misurando la velocità delle pagine con lo strumento apposito della Google, PageSpeed Insights ci venga indicato che dobbiamo ottimizzare delle immagini. Anche in quest caso google ci vine incontro dandoci l’indirizzo web esatto di dove si trova l’immagine da utilizzare e, in fondo alla pagina si può scaricare l’immagine con la perfetta ottimizzazione. A quel punto basta sostituire l’immagine originale con la versione data da google, utilizzando WordPress oppure l’ftp, magari tramite Filezilla e il gioco è fatto.

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Yoast per wordpress

yoastUno dei migliori plugin per wordpress utilissimo sia ai neofiti sia agli esperti è Yoast per Seo, chiamato anche wordpress Seo. La sua funzione è quella di misurare la corrispondenza di un testo alle richieste dei motori di ricerca, aiutando l’autore, con una interfaccia semplice e intuitiva, a capire se ha fatto un buon lavoro relativamente ad una determinata parola chiave, la keyword, oppure se deve ancora migliorare il suo testo per renderlo compatibile con le regole e le richieste dei motori di ricerca.

Il semaforo verde di Yoast

Il plugin aggiunge nell’interfaccia utente dell’editor del post un piccola schermata con un semaforo che si attiva dopo aver inserito la parola chiave per cui si vuole ottimizzare il testo. Yoast da un giudizio: semaforo verde, il post va bene; giallo è accettabile, rosso è negativo.
Per ottenere il semaforo verde bisogna solo seguire le istruzioni indicate in italiano nella stessa interfaccia. Scrivi più parole, inserisci la kayword nel tag alt delle immagini, la keyword non si trova a inizio pagina, manca la description e molti altri suggerimenti sono dati dal plugin.
Non bisogna dimenticare che il plugin offre solo un suggerimento, dà un giudizio sul testo ma non aggiunge nulla di suo, dall’interfaccia utente, che porti a migliorare la qualità del testo scritto. Nonostante il plugin avverta che google non tiene più conto dei metatag per indicizzare i testi, io ho sempre trovato utile inserirli ugualmente. Probabilmente Google non ne tiene conto per migliorare il giudizio di qualità del sito, ma di sicuro i metatag aiutano ancora, insieme agli atri algoritmi di google, a classificare l’articolo o post, nelle categorie e nella classificazione semantica. Va quindi cambiato il modo con cui si scelgono le keyword da inserire nei metatag, che non devono essere più solo delle semplici parole utilizzate nel testo, ma possono essere dei concetti che conglobano un argomento.

Le opzioni e i setting di Yoast Seo per wordpress

Yoast, però, non è solo l’interfaccia utente. Le opzioni che propone aiutano in modo particolarmente efficace l’intera struttura del sito internet, integrando la tecnica e l’esperienza utente, utilizzando delle regole. Propone, ad esempio, la scelta del nome da inserire a coda titolo, che è visibilmente ciò che identifica in modo univoco il sito internet; dà la possibilità di eliminare ( o meglio, di “non generare”) gli archivi wordpress per data, per tag, per autore, o per categoria, che possono essere interpretati come contenuti duplicati della Home page, in alcuni casi, rischiando di portare ad una deindicizzazione di alcune pagine importanti del sito internet.
Permette, con molta facilità, di impostare i profili dei social su cui il sito internet è presente, in modo da avere una visione delle statistiche di ogni piattaforma. Sconsiglio in alcuni casi, l’utilizzo della sitemap di yoast perché tende costruire feed vuoti. Per le sitemap aggiornate di frequente è meglio, secondo me, usare un altro plugin di wordpress. Yoast ha una versione free molto completa, ma nella versione pro, a pagamento, è molto più completo e comprende anche alcuni altre integrazioni che possono essere molto utili a chi ha un sito internet vivace. Si tratta di un plugin di facile utilizzo ma complesso e altamente “seo oriented” le cui particolarità, in continuo aggiornamento, analizzerò singolarmente in prossimi post.

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La sitemap per wordpress

sitemap seoEsistono molti plugin che permettono di costruire una sitemap per wordpress e la maggior parte funzionano benissimo. Si tratta infatti di un procedimento molto semplice che potrebbe benissimo essere costruito anche senza l’aiuto di un plugin. La sitemap non è altro che un file in xml che comunica ai motori di ricerca quali sono gli ultimi post o aggiornamenti effettuati sul nostro sito internet. La difficoltà è tutta nella scelta del tipo di sitemap più adatta alle specifiche e alle aspettative che si hanno, e anche la sua rispondenza alla versione di wordpress che si sta utilizzando

La sitemap: un aiuto a Google

La sitemap serve soprattutto per aiutare Google e gli altri motori di ricerca che scandagliano il web con i loro crawler, a indicizzare velocemente le nostre pagine nuove o appena aggiornate. Tutti i motori di ricerca hanno una pagina per i webmaster con alcune tool ( o applicazioni) che aiutano a controllare che le pagine del sito siano esenti da errori e che permetteno di segnalare la propria sitemap. Una volta costruita la sitemap è necessario quindi segnalarla almeno a Bing, Alexa e Google. Volendo si possono utilizzare frequentemente le webmaster console di tutti i motori di ricerca, anche se si finisce inevitabilmente per sceglierne uno. Di solito è quella che comprendiamo meglio. Io preferisco la Search Console di Google, perchè i siti che seguo di solito si basano sulle richieste specifiche di Google, ma tengo aggiornate anche le altre console in particolare quella di Bing, il motore di ricerca della microsoft.

La sitemap per wordpress di yoast

Yaost o Seo wordpress è un plugin che aiuta molto neofiti ed esperti nella costruzione delle strategiae Seo di un blog o sito internet wordpress. Fra le tante funzioni ha anche quela di creare automaticamente una sitemap. Io preferisco non usarla perchè crea una serie di archivi suddivisi per categorie, tag e altro che ogni tanto creano avvisi di errore nella Search Console o dei conflitti con altri plugin simili che devo usare. Non c’è nulla di perfetto,e se dovesse apitarvi la stessa cosa, è bene sapere che la funzione per creare la sitemap di Yoast si può disattivare, pur continuando ad usare il plugin nelle altre funzioni.

Un altro plugin per la sitemap wordpress

Ci sono molti plugin che creano sitemap, ma quella con cui ho avuto l’esperienza migliore è XML Sitemap Generator per WordPress 4.0.8. Una volta installato e attivato il plugin, si mostra un pannello di amministrazione intuitivo e facilmente compilabile. La traduzione in italiano è quasi completa e questo facilita l’uso del plugin stesso.
Fra le opzioni migliori c’è la possibilità di escludere alcune pagine e articoli dalla sitemap, di aggiungere l’ora dell’ultima modifica di un post o di una pagina, di includere o escludere categorie o post e immagini.
Dalla pare della Search console, questa sitemap permette di indicizzare velocemente anche le immagini. Bisogna ricordare anche, però, che la sitemap è un aiuto che si dà a google per trovare le nostre pagine nuove e non ancora indicizzate, ma che, se la sitemap non ci fosse, i crowler dei motori di ricerca sono in grado di scoprire le pagine nuove da solo.
Il nostro scopo è quello di farci trovare da google, non quello di nascondere il nostro sito ma ci possono essere casi in cui si chiede a google di non indicizzare alcune pagine. In questo caso, è necessario, oltre ad inserire il tag “noindex” nell’head del post, ricordarsi di escluderlo dalla sitemap.

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Seo, l’arte di farsi trovare

cose'è il seoCos’è il Seo? Questa è una domanda che i neofiti del web non si fanno mai, perché non conoscono il termine. Però Seo è la risposta a domande che i proprietari di siti web si fanno spesso. “Perché nessuno mi ha mai chiamato dicendomi che ha trovato il mio nome su internet? Perché i miei concorrenti riescono a trovare clienti su Facebook e io no? Il mio sito internet è il più bello e ricco, perché non lo legge nessuno? A cosa serve il sito internet se non porta lavoro? La risposta è uguale per tutte le domande: è una questione di Seo.

Search Engine Optimization, cioè Ottimizzazione per i Motori di Ricerca

Seo significa Search Engine Optimization, cioè Ottimizzazione per i Motori di Ricerca, e non è una scienza esatta, ma un insieme di applicazioni di logica, arte, scienza e conoscenza del più grande dei motori di ricerca: Google. La regola base perché un sito internet sia frequentato e letto è che il motore di ricerca di Google ne conosca l’esistenza, perché chi si collega a internet per avere un’informazione, la cerca quasi sempre tramite Google e, se usa un altro motore di ricerca, come Bing, Yahoo o altri, sarà il motore di ricerca che interrogherà, oltre alle sue fonti, anche quelle di Google. Ora che lo trovate scritto sembra una cosa ovvia. Non è così. Ci sono molti siti internet che non sono indicizzati da Google, che sono destinati ad un solitario oblio, e in cui le visite sono solo quelle del proprietario, fino che, spesso per caso, Google non si accorge della loro esistenza. Anche in quel caso, una volta scoperti da Google, se non bene indicizzato, il sito internet rimane sconosciuto, perché nessuno ne ha curato la semantica. Anche in questo caso, è una questione di Seo.

Seo è, in realtà, l’arte di farsi trovare

Per ogni parola che una persona cerca sul motore di ricerca, Google, con un’immediata classificazione effettuata con l’applicazione di numerosi algoritmi specializzati, rende la pagina con le risposte sotto forma di link ai siti. Il Seo è l’applicazione di una serie di nozioni e di intuizioni che permettono di rendere meno casuale, e più probabile, l’inclusione del link a un sito internet nelle prime pagine dei risultati delle ricerche delle parole, o delle frasi, che possibili utenti stanno cercando in quel momento, nel web. Questa definizione mostra come il Seo sia, in realtà, l’arte di farsi trovare.

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Come inserire i tag nofollow, follow dei link con un plugin

tag nofollow per il seoIl plugin sono una grande comodità per i neofiti di wordpress e fra questi uno dei miei preferiti è quello che dà la possibilità di scegliere come e a chi concedere il tag follow e quando invece inserire il tag nofollow nei link. Si tratta di Ultimate nofollow di Bitacre.
Per comprendere la comodità di “Ultimate nofollow”, bisogna essere google oriented, cioè avere una visione del web simile a quella di Google. Il motore di ricerca classifica i siti internet anche in base alla tipologia di link che ricevono dalla rete e a quelli che concedono.

Dofollow o nofollow?

Concedere l’attributo follow ad un link significa dargli una grande importanza, ma senza l’attributo nofollow, google intende il link come dofollow,  cioè come un invito al motore di ricerca a seguirlo e a indicizzarlo, riconoscendogli l’importanza che gli dà il webmaster. L’attributo follow, o dofollow come alcuni lo indicano, permette il passaggio di pagerank dalla pagina di partenza a quella linkata. Al contrario l’attributo nofollow ad un link invita il motore di ricerca a non seguire e a non cedere pagerank al link che indicato. Non è detto che il crawl di google segua le nostre indicazioni sull’indicizzazione ma si atterrà a quanto gli chiediamo in tema di pagerank.

La regola generale

Per il Seo questo si traduce in una regola generale che si può riassumere in: tutto quello che esce deve essere nofollow e quello che entra possibilmente deve essere follow.
E’ bene che tutti i link interni al sito internet abbiano l’attributo follow. Così si distribuisce pagerank all’interno e si ottiene un page rank omogeneo fra tutte le pagine, che massimizza la positività del giudizio da parte di Google. D’altra parte un sito internet che concede pochi link follow verso altri siti internet è considerato più serio e di qualità di uno che ne concede molti, e, soprattutto, non è sospettato di vendere i suoi link.
In realtà non avremmo bisogno di un plugin per inserire l’attributo nofollow ad un link.  Se utilizzamo wordpress, ci basta andare ” visualizzuazione come testo ” dei post e delle pagine e aggiungere ad ogni link che inseriamo la formuletta rel=”nofollow”  all’interno del link, subito dopo la chiusura degli apici che racchiudono l’indicazione dell’indirizzo del sito internet linkato, per la precisione

 < a href="http://www.miosito.com" rel="nofollow" >< /a> 

Tornando al plugin Ultimate Nofollow

Un plugin, però, ci facilità molto la vita, permettendoci di inserire il tag nofollow spuntando una casellina e impedendo possibili errori di sintassi della formula. Ultimate nofollow ha un'altra funzione importante: permette di inserire automaticamente il tag nofollow ai link di chi commenta gli articoli. In questo modo si scoraggia lo spam e nel contempo si protegge il proprio sito da cadute di qualità dovute a link improbabili inerite dagli utenti. Per utilizzarlo è sufficiente installarlo come un qualsiasi altro plugin. Un volta attivato basterà aggiungere un link e nel pop up che appare in seguito fra le altre opzioni troveremo anche la casella da barrare se vogliamo che il link abbia il tag nofollow.